Ambiente & Sostenibilità

I parchi nazionali italiani: una rete straordinaria da percorrere a piedi

L’Italia è uno dei paesi più ricchi di biodiversità d’Europa. Lo dice l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), e per chi cammina in montagna non è una statistica astratta: si traduce in una varietà di ambienti che pochi altri posti al mondo possono offrire. Dalle Alpi alle isole, attraverso una rete di aree protette che copre praticamente tutta la penisola, abbiamo a disposizione uno dei terreni escursionistici più vari che esistano. Vale la pena conoscerlo meglio, perché capirne la struttura cambia il modo in cui ci si muove sui sentieri.

Un sistema più grande di quanto si pensi

Quando si parla di parchi, la maggior parte delle persone ha in testa i soliti tre o quattro nomi: il Gran Paradiso, le Dolomiti, l’Abruzzo. Ma il sistema delle aree protette italiane è molto più esteso e stratificato.

In Italia ci sono 24 Parchi Nazionali, 135 Parchi Regionali, 147 Riserve Naturali Statali e 32 Aree Marine Protette. A questi si sommano oltre 360 riserve regionali e una fitta trama di siti della Rete Natura 2000, che da sola conta 2.633 siti protetti. È un patrimonio enorme, sparso su tutto il territorio: riguarda 502 comuni italiani, cioè il 6,3% del totale.

In pratica, è difficile pianificare un’escursione in Italia senza sfiorare, attraversare o sostare in un’area protetta. E secondo me è un bene. Vuol dire che il territorio che percorri è monitorato, tutelato, e nella maggior parte dei casi attrezzato per essere visitato con un minimo di criterio.

I Parchi Nazionali: il cuore del sistema

I 24 Parchi Nazionali sono il livello più alto di protezione ambientale che abbiamo. La distribuzione lungo la penisola è abbastanza equilibrata. Al nord ci sono lo Stelvio, il Gran Paradiso, le Dolomiti Bellunesi. Al centro si aprono i Monti Sibillini, il Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Scendendo verso sud e nelle isole arrivano il Cilento, il Pollino, l’Aspromonte, la Sila, e poi la Sardegna con l’Asinara, l’Arcipelago della Maddalena e il Gennargentu.

Ogni parco ha le sue regole d’accesso, i suoi sentieri segnalati, spesso una rete di rifugi. Prima di mettersi in cammino conviene sempre dare un’occhiata al piano del parco e capire dove ci si può muovere: alcune zone sono classificate come riserve integrali, e lì l’accesso è vietato o molto limitato per proteggere gli habitat più delicati.

Il consiglio che ripeto sempre ai miei allievi è di non trattare il parco come un prato qualsiasi. Informati prima, segui la segnaletica, e parti dal presupposto che ogni divieto ha una ragione concreta dietro, quasi sempre legata a una specie sensibile o a un equilibrio che basta poco a rompere.

Le foreste: un patrimonio silenzioso

Una cosa di cui si parla poco è il patrimonio forestale. L’Italia ha circa 9 milioni di ettari di boschi e foreste, e questa superficie negli ultimi decenni è cresciuta invece di calare. Dentro le aree protette il bosco supera i 3 milioni e 800 mila ettari; nei soli parchi nazionali si arriva a oltre 250 mila ettari di foresta tutelata.

Per chi cammina questo si sente sotto i piedi: faggete, abeti rossi, larici, boschi di cerro in collina e di leccio più in basso, ambienti che cambiano del tutto a seconda della quota e della latitudine. Il bosco italiano è una palestra straordinaria, e attraversarlo a piedi resta una delle esperienze più formative che l’escursionismo possa dare.

C’è poi un dato che mi fa sempre riflettere quando sono in mezzo agli alberi: le foreste delle aree protette assorbono qualcosa come 145 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno. Camminarci dentro mette in contatto diretto con uno dei meccanismi che tengono in piedi l’equilibrio del clima. Non è poco.

I Geoparchi UNESCO: dove la geologia diventa paesaggio

Oltre ai parchi nazionali e regionali, l’Italia ospita una rete di Geoparchi UNESCO. Su 177 siti riconosciuti nel mondo, ben 11 sono in Italia: un primato che pochi escursionisti conoscono.

Un Geoparco UNESCO è un’area con un patrimonio geologico di eccezionale valore scientifico, educativo e culturale. Rocce, formazioni, fossili, vulcani, paesaggi che raccontano la storia della Terra in modo che altrove non si trova. Da noi ci sono, tra gli altri, l’Adamello e Brenta in Trentino, il Sesia Val Grande in Piemonte, le Alpi Apuane e le Colline Metallifere in Toscana, il Pollino tra Basilicata e Calabria, la Maiella in Abruzzo, e in Sicilia la Rocca di Cenere e le Madonie.

Camminare in un geoparco aggiunge uno strato di lettura al paesaggio. Quando impari a riconoscere una formazione calcarea, a leggere un affioramento di roccia metamorfica, a capire perché un certo versante ha proprio quella forma, l’escursione smette di essere solo una camminata e diventa un modo di leggere il territorio. È quello che separa chi osserva da chi si limita a passare.

La biodiversità che cammina con te

Uno degli scopi principali delle aree protette è difendere la biodiversità da perdita di habitat, specie invasive, consumo di suolo e cambiamenti climatici. In Italia è a rischio circa il 45% delle specie di vertebrati, su circa 1.300 censite. Solo nei parchi nazionali, negli ultimi dieci anni, sono stati avviati oltre 1.700 progetti di ricerca dedicati a conservazione e studio degli ecosistemi.

Per chi cammina vuol dire che ogni uscita può trasformarsi in un’osservazione naturalistica. Il cervo che taglia una radura sul far della sera, il gracchio alpino che plana lungo una cresta, la salamandra pezzata sul bordo bagnato di un sentiero: roba che non capita per caso. È il frutto di decenni di lavoro di protezione. Rispettarli è davvero il minimo.

Parchi e comunità locali: un equilibrio necessario

C’è un aspetto che spesso sfugge a chi si avvicina alle aree protette, ed è il rapporto tra il parco e chi ci vive. I parchi non sono bolle separate dal resto: i 24 parchi nazionali toccano 502 comuni, con circa 717.000 persone che abitano nei comuni il cui territorio rientra per almeno il 45% dentro il perimetro di un parco.

Quindi quando cammini in un’area protetta non sei in un vuoto. Lì la gente vive, lavora, produce. Le aree protette italiane ospitano più di 230.000 aziende agricole e una marea di produzioni DOP, DOC, IGP e IGT. Prima della pandemia il turismo nei parchi muoveva circa 27 milioni di presenze l’anno, con un indotto di 105.000 posti di lavoro e un valore stimato attorno ai 5,5 miliardi di euro.

Scegliere di camminare in un parco, dormire in un rifugio locale, comprare un prodotto del posto significa entrare in questa economia e tenerla in vita. Da escursionisti abbiamo la responsabilità di farne parte nel modo giusto.

Come prepararsi a camminare in un’area protetta

Chiudo con qualche indicazione pratica, buona sia per chi mette piede in un parco nazionale per la prima volta sia per chi lo frequenta da anni.

Ogni parco ha un suo sito istituzionale con mappe dei sentieri, indicazioni sulle zone ad accesso regolamentato, chiusure stagionali e contatti dei guardaparco. Dagli un’occhiata prima di partire. Le app di tracciamento e le mappe generiche vanno bene, ma l’informazione aggiornata e affidabile arriva dal parco stesso.

Vale sempre il principio del lascia tutto com’era: niente raccolta di piante, niente disturbo alla fauna, niente fuochi fuori dalle aree consentite, niente rifiuti. Dovrebbe essere scontato, e invece la pressione turistica dimostra ogni anno che non lo è.

Informati anche sulla fauna selvatica della zona. In diverse aree dell’Appennino centrale e meridionale orso marsicano e lupo sono ormai una presenza stabile. Non è una ragione per restare a casa, è una ragione per camminare con la testa: fare un po’ di rumore, non lasciare cibo incustodito, sapere come comportarsi in caso di avvistamento.

E poi c’è la stagione. Tante delle zone più belle si raggiungono solo in certi mesi, o cambiano faccia e difficoltà a seconda del periodo. Un sentiero tranquillo d’estate può diventare impraticabile in primavera per la neve residua o in autunno per il fango. Pianifica con calma e non improvvisare.

Una rete da conoscere davvero

Il sistema delle aree protette italiane è uno dei patrimoni naturali più belli d’Europa, e come succede spesso con le cose grandi che abbiamo a portata di mano, tendiamo a darlo per scontato. Camminare in un parco nazionale, in una riserva o in un geoparco UNESCO mette in contatto con secoli di storia naturale, con ecosistemi complessi e fragili, con comunità che attorno a quei paesaggi hanno costruito la loro identità.

Quindi il mio invito resta semplice: studia il territorio prima di percorrerlo, cammina con rispetto, e portati a casa anche la comprensione di quello che hai attraversato, non solo le foto. I parchi italiani meritano molto più di una visita di passaggio.

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