Escursionismo

Outdoor e Decreto Sicurezza 2026: come muoverti senza rischi sui sentieri

Dal 25 aprile 2026 è entrata in vigore la legge di conversione del cosiddetto Decreto Sicurezza (L. n. 54/2026). Per chi vive la montagna non cambia l’essenziale: gli strumenti da outdoor non sono automaticamente vietati. Cambia però l’attenzione richiesta quando li porti fuori casa. In pratica, deve esserci coerenza tra ciò che hai con te, il modo in cui lo trasporti e l’attività che stai svolgendo.

Se nello zaino hai un pieghevole affidabile, utilizzato durante un’escursione per piccole esigenze pratiche, dal cibo a un cordino da tagliare, il contesto assume un ruolo centrale. Conta dove ti trovi, come lo custodisci e perché lo stai portando con te.

Cosa conta davvero

Dimentica le soglie “magiche” in centimetri. Non esiste una misura che, da sola, renda uno strumento automaticamente lecito o illecito. La valutazione concreta ruota soprattutto attorno a tre elementi: caratteristiche dello strumento, modalità di trasporto e contesto d’uso.

Gli strumenti normalmente associati all’attività outdoor possono rientrare nell’attrezzatura escursionistica quando utilizzati in modo coerente con l’attività svolta. Diverso il discorso per categorie soggette a disciplina più restrittiva, come coltelli a scatto, coltelli a farfalla o strumenti occultati, che non rientrano normalmente nell’attrezzatura da escursionismo.

Porto o trasporto: la differenza pratica

Una distinzione importante riguarda porto e trasporto. In termini pratici, il porto implica avere lo strumento immediatamente disponibile, mentre il trasporto riguarda uno strumento riposto nello zaino, in una custodia chiusa o comunque non subito accessibile.

Negli spostamenti verso il punto di partenza dell’escursione, il trasporto rappresenta generalmente la scelta più prudente. Anche durante il trekking, quando non serve, tenerlo riposto nello zaino contribuisce a mantenere coerenza con il contesto outdoor.

Il contesto è fondamentale

Escursionismo, trekking e campeggio possono costituire un giustificato motivo, ma non funzionano come un’autorizzazione automatica. Il comportamento concreto resta determinante.

Durante il viaggio verso il sentiero, trasportare l’attrezzatura nello zaino o nel bagagliaio è coerente con l’attività outdoor. Sul percorso, utilizzare uno strumento quando necessario e poi riporlo mantiene quella stessa coerenza. Situazioni estranee al contesto escursionistico possono invece rendere più difficile giustificare il possesso immediato dello strumento.

Possono inoltre aiutare elementi concreti legati all’attività svolta, come equipaggiamento tecnico, una traccia GPS, una prenotazione in rifugio o altri dettagli compatibili con un’escursione reale. Non sono obblighi, ma contribuiscono a rendere evidente il contesto.

Prima di chiudere lo zaino

Porta solo ciò che serve realmente all’attività che stai svolgendo. Per molte uscite è sufficiente un multiuso semplice e funzionale.

Durante gli spostamenti, è preferibile custodire questi strumenti nel fondo dello zaino o in una custodia chiusa, evitando accessibilità immediata non necessaria.

Attraversando paesi, aree urbane o luoghi affollati, mantenere l’attrezzatura riposta e non visibile aiuta a evitare interpretazioni incoerenti con il contesto outdoor.

Resta inoltre vietata la cessione di questi strumenti a minori di 18 anni.

In sintesi

La normativa non nasce per colpire chi frequenta la montagna in modo responsabile. Il punto centrale resta la coerenza tra strumento, utilizzo e contesto concreto.

Quando l’attrezzatura è collegata in modo chiaro all’attività outdoor ed è gestita con prudenza e buon senso, l’escursionismo rimane ciò che deve essere: un’attività semplice, consapevole e rispettosa del contesto in cui si svolge.

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