
Il Bosco dei Patriarchi non si attraversa in fretta. Appena imboccato il sentiero, il bosco prende spazio e lo tiene per sé. La luce arriva filtrata, il terreno è morbido di foglie e radici, e il passo si adatta quasi da solo. Non per suggestione, ma perché qui camminare richiede attenzione.
Siamo nella Riserva Naturale Orientata di Malabotta, sui Monti Nebrodi, in provincia di Messina. Un’area forestale ampia e continua, che si estende su oltre tremila ettari e coinvolge più comuni del versante nord-orientale dell’isola. Le quote variano sensibilmente, passando da circa 700 metri fino a oltre 1.300 metri sul livello del mare, rendendo la riserva una delle più interessanti della Sicilia dal punto di vista escursionistico.
L’escursione si svolge quasi sempre all’ombra. In estate questo è un vantaggio evidente, in altre stagioni significa terreno umido e tratti scivolosi. Non è un percorso difficile, ma non è nemmeno una passeggiata distratta. È uno di quei luoghi che chiedono presenza, senza mai diventare impegnativi.
Dove siamo e che tipo di ambiente aspettarsi
La Riserva di Malabotta occupa una posizione particolare all’interno dei Nebrodi, tra la Valle dell’Alcantara, l’Etna e l’altopiano dell’Argimusco. Nel giro di pochi chilometri si passa da un bosco chiuso e umido a zone più aperte, dove la vegetazione si dirada e affiorano grandi blocchi rocciosi di arenaria.
Per il camminatore questo significa continui cambi di percezione e di condizioni. Il microclima varia, il fondo del sentiero cambia, l’orientamento richiede attenzione. Non è un’area addomesticata. La frequentazione umana è presente, ma discreta, e questo incide anche sulla qualità dell’esperienza.
I Patriarchi del Bosco
I cosiddetti Patriarchi del Bosco si concentrano in quella che rappresenta la parte più antica del bosco di Malabotta. In quest’area il bosco mostra il suo volto più maturo, con la presenza di grandi querce roverelle secolari, dalle forme irregolari e spesso contorte, immerse in un sottobosco ricco di felci e vegetazione tipica degli ambienti forestali stabili. Alcuni esemplari raggiungono altezze prossime ai trenta metri e presentano tronchi che superano i due metri di diametro, spesso ricoperti di muschio, segno di un microclima umido e continuo.
Non si tratta di alberi isolati o messi in evidenza come attrazioni singole. I Patriarchi si riconoscono camminando, per dimensioni e presenza, per il modo in cui occupano lo spazio all’interno del bosco e ne definiscono la struttura. Chi legge questo blog da tempo sa che i boschi maturi esercitano su di me un’attenzione particolare, perché raccontano con chiarezza la storia e l’equilibrio di un ambiente. A Malabotta questo racconto passa soprattutto attraverso queste querce, che permettono di leggere il tempo lungo del bosco e la continuità ecologica dell’area.
Dal punto di vista escursionistico i Patriarchi non sono solo un elemento di interesse naturalistico, ma anche un riferimento concreto. Aiutano a interpretare l’età del bosco, la stabilità del suolo, la qualità complessiva dell’ambiente in cui si sta camminando. Muoversi in un contesto di questo tipo è diverso rispetto a camminare in aree rimboschite o artificiali: i sentieri non seguono sempre linee regolari, il terreno non è livellato, le radici affiorano spesso. È un ambiente che richiede attenzione, ma proprio per questo diventa un buon contesto per affinare il passo, l’equilibrio e la capacità di adattarsi al terreno.
Rocce e affioramenti, il passaggio verso l’Argimusco
Salendo di quota o avvicinandosi ai margini della riserva, il bosco inizia ad aprirsi. Qui compaiono grandi affioramenti rocciosi modellati dagli agenti atmosferici. Sono spesso chiamati megaliti, anche se si tratta di formazioni naturali, non costruite dall’uomo.
Queste rocce hanno avuto un ruolo importante nel tempo, soprattutto come punti di riferimento e come spazi utilizzati dalla pastorizia. Per l’escursionista rappresentano un cambio netto di ambiente. L’ombra diminuisce, il vento aumenta, il terreno diventa più esposto.
In queste zone è utile tenere conto di alcuni aspetti pratici. La protezione dal sole diventa necessaria, l’orientamento è meno guidato dal bosco e più dal terreno, e in caso di nebbia o vento forte l’esperienza cambia rapidamente.
Flora e fauna lungo il cammino
Il bosco ospita una buona varietà di specie vegetali. Oltre a cerro e faggio, si incontrano agrifoglio, castagno, nocciolo, biancospino, ginestra e rosa canina. Il sottobosco è fitto in alcune stagioni e può restringere la traccia, ma è proprio questa densità a rendere l’ambiente interessante anche dal punto di vista dell’osservazione.
Portare con sé una macchina fotografica ripaga spesso. La varietà di forme, di dettagli e di luce offre molte occasioni, anche senza cercare soggetti “speciali”. Se non una fotocamera, è sufficiente uno smartphone con una buona qualità di scatto. Foglie, cortecce, fioriture, piccoli movimenti nel sottobosco raccontano molto di questo ambiente, soprattutto a chi cammina con calma.
La fauna è presente ma poco visibile. Sono segnalati cinghiali, volpi, istrici e piccoli mammiferi. Nelle aree più aperte è possibile osservare rapaci in volo. Non è un luogo che garantisce avvistamenti, ma è un bosco che premia l’attenzione e il silenzio, lasciando spesso qualcosa a chi accetta di non avere fretta.
I sentieri della Riserva di Malabotta
La Riserva Naturale di Malabotta è attraversata da una rete di sentieri che permette di esplorare ambienti molto diversi tra loro, dal bosco chiuso alle aree più aperte e panoramiche. Alcuni percorsi sono brevi e accessibili, altri più lunghi e articolati, adatti a chi ha già una certa confidenza con il terreno.
Il Sentiero della Faggita è uno dei più semplici e lineari. Costeggia il bosco lungo un tracciato che si mantiene intorno ai 1.100–1.200 metri di quota, seguendo curve di livello senza particolari difficoltà. È un buon itinerario per entrare gradualmente nell’ambiente di Malabotta e osservare il bosco senza affrontare dislivelli marcati. Il percorso si sviluppa ai piedi del Monte Cerreto e termina in località Rocca Lepre.
Più articolato è il Sentiero Pittari, che rappresenta un naturale prolungamento del Sentiero dei Patriarchi verso sud. Da Serro Faita si sale verso Pizzo Ralo e Piano Tartaro, per poi scendere in direzione delle contrade più basse. Qui il dislivello diventa più evidente e il sentiero richiede maggiore attenzione, soprattutto nei tratti in discesa, passando da quote superiori ai 1.300 metri fino a circa 700 metri.
Il Sentiero della Trota segue invece l’area del torrente Licopeti, nel cuore della riserva. È un itinerario interessante per l’ambiente fluviale e per la presenza della trota macrostigma, specie autoctona e rara. Il percorso si sviluppa nei pressi dell’ex caserma forestale e incrocia un secondo corso d’acqua, quello dei Fontanazzi. È un sentiero da affrontare con particolare rispetto, sia per l’ecosistema delicato sia per il fondo spesso umido.
Il Sentiero dei Patriarchi del Bosco è il più lungo e rappresentativo. Attraversa ampie porzioni di bosco maturo, con la presenza di grandi cerri e querce secolari. Lungo il percorso si aprono numerosi punti panoramici che permettono di spaziare con lo sguardo dall’Etna alla Valle dell’Alcantara, fino al mare e alle Isole Eolie nelle giornate più limpide. È un itinerario che richiede tempo e passo regolare, ma restituisce una visione completa della riserva.
Il Sentiero di Federico II collega la strada provinciale all’ingresso del bosco. È un tracciato asfaltato, percorribile anche in auto, che ha soprattutto valore di collegamento. Poco dopo l’inizio si incontra il bivio per l’Argimusco, da cui parte il sentiero ad anello dei Megaliti.
Il Sentiero dei Megaliti, sull’altopiano dell’Argimusco, è il meno impegnativo dal punto di vista fisico. Si sviluppa ad anello e consente di esplorare l’area delle grandi formazioni rocciose, con ampie vedute sull’Etna, su Novara di Sicilia e sulle Isole Eolie. È un percorso breve, adatto anche come integrazione a una camminata nel bosco.
Infine, il Sentiero Voturi si innesta sul Sentiero dei Patriarchi in località Portella Croce Mancina e prosegue verso sud-est, attraversando una zona più isolata e meno frequentata. Il tracciato si interrompe in prossimità di Pizzo Spirito ed è consigliato a escursionisti con buona capacità di orientamento.
Quando andare e come prepararsi
Il Bosco dei Patriarchi è frequentabile tutto l’anno. La primavera e l’autunno restano i periodi più equilibrati per clima e condizioni del terreno. In estate il bosco offre ombra, ma nelle zone più aperte il caldo si fa sentire. In inverno l’umidità e le foglie a terra rendono alcuni tratti scivolosi e richiedono maggiore attenzione.
Per una panoramica aggiornata sull’area protetta, sui sentieri e sulle norme di fruizione è utile fare riferimento al sito ufficiale della Riserva Naturale Orientata Bosco di Malabotta: https://www.malabotta.com.
L’attrezzatura consigliata è quella da escursionismo classico, da adattare sempre alle condizioni del giorno e al percorso scelto. Scarponi con una buona suola, abbigliamento adatto alle variazioni di temperatura e una scorta d’acqua adeguata restano la base, anche nelle stagioni più fresche.
Perché vale la pena camminare qui
Il Bosco dei Patriarchi non è una meta spettacolare nel senso immediato del termine. Non offre scorci da cartolina a ogni curva. Offre qualcosa di diverso. Continuità, solidità, coerenza ambientale.
È un luogo adatto a chi cammina per camminare, per stare nel bosco, per leggere il terreno e l’ambiente. Un’escursione che non punta sull’effetto, ma sulla sostanza.
Manuale di Escursionismo
Una guida pratica e consapevole per chi ama camminare in montagna.
Acquista la nuova edizione su Amazon oppure scopri di più sul sito.