
Il richiamo dell’autunno
Settembre inoltrato porta con sé un suono che rompe il silenzio dei boschi italiani: il bramito del cervo. Profondo, gutturale, riecheggia tra le vallate e annuncia la stagione degli amori, quando i maschi si sfidano per conquistare le femmine e difendere il proprio territorio. Per chi ama camminare, queste settimane rappresentano l’occasione perfetta per vivere l’escursione come un incontro ravvicinato con la natura più autentica.
Sono diverse le aree del nostro Paese dove il fenomeno si manifesta con maggiore intensità. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ad esempio, le guide locali conducono trekking serali nei dintorni di Pescasseroli, Villetta Barrea e Civitella Alfedena, accompagnando gli escursionisti in zone di alta presenza faunistica. Nelle Foreste Casentinesi, tra Camaldoli e Badia Prataglia, i boschi si riempiono di richiami che risuonano come un rituale antico. In Trentino, i sentieri del Parco di Paneveggio e della Val di Fiemme offrono spettacolari possibilità di ascolto, mentre in Veneto, il Parco della Lessinia organizza escursioni notturne nei pressi di Bosco Chiesanuova. Anche il Parco Nazionale della Maiella, tra Abruzzo e Molise, propone uscite guidate nei territori di Lama dei Peligni, Cansano e Pacentro, dove i boschi si aprono su valloni suggestivi e ricchi di fauna. Il Gran Paradiso, tra Cogne e Valsavarenche, è infine una delle mete privilegiate dagli appassionati.
Il periodo migliore per ascoltare il bramito è tra metà settembre e metà ottobre, preferibilmente al tramonto o nelle prime ore della notte. È un’esperienza che richiede rispetto e silenzio: un passo lento, un binocolo nello zaino e l’attenzione giusta per non disturbare i cervi in un momento così delicato. Così, il trekking si trasforma in una vera immersione nella vita selvaggia dei nostri boschi.
Un animale che attraversa la storia
Il cervo non è soltanto il protagonista dell’autunno montano. La sua figura attraversa la storia naturale e culturale dell’umanità. Le prime tracce risalgono a milioni di anni fa, quando i cervidi si diffusero in Eurasia e Nordamerica, fino a dare origine a forme gigantesche come il Megaloceros giganteus, estinto alla fine del Pleistocene. Con i suoi palchi imponenti, era un simbolo di potenza ma anche di fragilità: l’energia necessaria per sostenerne la crescita lo rendeva vulnerabile e ne segnò la sorte.
Sin dal Paleolitico il cervo è stato parte integrante dell’immaginario umano. Le pitture rupestri di Lascaux e Chauvet lo raffigurano come figura sacra e vitale, al punto che le corna erano deposte nelle tombe come simbolo di rigenerazione. In Italia, la Grotta dei Cervi di Porto Badisco nel Salento custodisce raffigurazioni che testimoniano un culto antico, mentre collane di denti di cervo sono state ritrovate in siti archeologici siciliani.
Nella mitologia celtica, il cervo era associato a Cernunnos, dio della fertilità, che portava palchi come una corona di luce. Nel mondo greco-romano era legato ad Artemide, dea della caccia, e ad Apollo, simbolo di purezza e forza. Nel cristianesimo, il cervo divenne immagine di Cristo vincitore sul male, raffigurato in mosaici e battisteri come guida verso l’acqua viva della fede.
La sua figura continua a popolare fiabe, leggende e storie cavalleresche: dal Cervo Bianco delle avventure di re Artù ai racconti popolari delle Alpi, fino a Sant’Eustachio e Sant’Uberto, che incontrarono un cervo miracoloso durante le loro battute di caccia.
Natura e comportamento del cervo
Oggi il cervo europeo (Cervus elaphus) è la specie più diffusa nei boschi italiani, accanto a due presenze più rare: il cervo sardo-corso (Cervus elaphus corsicanus) e il cervo della Mesola (Cervus elaphus italicus), popolazione relitta che vive nella Riserva Naturale della Mesola, in Emilia-Romagna.
Il comportamento del cervo è regolato dal ciclo stagionale. Il “rut