
La stagione si accorcia, ma i sentieri costieri sembrano allungarsi, regalando un’esperienza di cammino che il cuore di un escursionista attende tutto l’anno. Settembre è quel mese sospeso tra l’abbraccio dell’estate e i primi respiri dell’autunno, quando la luce si fa più limpida, le folle si disperdono e l’aria salmastra si fonde con gli aromi intensi della macchia mediterranea. È il momento in cui ogni passo risuona in un silenzio ritrovato, e il mare, che per mesi ha brillato di un azzurro intenso, assume toni più profondi, quasi vellutati.
Camminare a settembre significa ritrovare un contatto più intimo con il paesaggio, scoprendo angoli di paradiso che, solo poche settimane prima, erano custodi di un’energia frenetica. I percorsi si svelano in una veste nuova, invitando a una contemplazione più lenta e profonda. Non si tratta solo di itinerari fisici, ma di immersioni in ambienti che intrecciano natura selvaggia, storia millenaria e dettagli capaci di imprimersi nella memoria: il profumo del mirto che sale dalle rocce, il volo di un falco sul crinale, il suono lontano delle onde su una caletta nascosta.
Sentieri tra storia e memoria del mare
Le coste italiane hanno sempre rappresentato non solo confini geografici, ma anche crocevia culturali. I sentieri che le percorrono hanno avuto funzioni diverse nei secoli: collegamenti fra villaggi di pescatori, vie di scambio commerciale, percorsi religiosi e militari. Le creuze liguri custodiscono la memoria del lavoro contadino e delle fatiche quotidiane di chi viveva di mare e ulivi; il Monte Conero si lega a tradizioni monastiche e leggende medievali; Baratti racconta la potenza etrusca; il Circeo affonda nelle radici della mitologia greca; la Sardegna del Golfo di Orosei intreccia storie pastorali e di isolamento, con l’eco delle comunità di Baunei che hanno modellato il territorio.
Ogni tratto di costa, dunque, non è soltanto natura: è un palinsesto di vicende umane che si riflettono nella toponomastica, nelle architetture sopravvissute e nelle leggende tramandate.
Tra macchia mediterranea e vento salmastro
Settembre è uno dei mesi migliori per scoprire i paesaggi costieri. La macchia mediterranea sprigiona profumi intensi: rosmarino, corbezzolo, lentisco. La fauna torna a mostrarsi con più tranquillità: falchi pellegrini che sorvolano il promontorio di Portofino, cinghiali che si muovono silenziosi nei boschi del Circeo, mufloni e capre selvatiche sulle rupi del Supramonte.
Il mare accompagna sempre il passo dell’escursionista, mutando colore a seconda della luce e della costa: il blu profondo e compatto del Tigullio, i riflessi turchesi del Conero, le trasparenze del Golfo di Orosei. Camminare a picco sul mare significa essere continuamente sospesi tra due elementi, avvolti dal vento e dalla salsedine, ma anche protetti dall’ombra dei boschi di leccio e dalle rocce modellate dal tempo.
Sentieri tra le creuze liguri e l’incanto di Portofino
Il promontorio di Portofino è un mosaico di percorsi che attraversano boschi, uliveti e falesie a picco sul mare. Il sentiero classico parte da Camogli e arriva fino a Santa Margherita, passando da Portofino. L’itinerario completo richiede circa 5 ore di cammino, con un dislivello di 600 metri e una difficoltà media: alcuni tratti sono ripidi, ma ben segnalati.
Si sale da Camogli attraverso le antiche creuze, mulattiere lastricate che un tempo collegavano i borghi marinari con i campi. Si incontrano oliveti, muri a secco e scorci che si aprono improvvisamente sul Golfo Paradiso. Da San Rocco si prosegue verso Pietre Strette, nodo centrale della rete sentieristica del Parco, per poi scendere a San Fruttuoso di Camogli, con la sua abbazia millenaria affacciata direttamente sul mare.
La variante più spettacolare conduce alle Batterie, postazioni militari della Seconda guerra mondiale oggi immerse nella vegetazione, che offrono panorami vertiginosi. Da lì si raggiunge Portofino, il borgo colorato con il suo porticciolo pittoresco. Proseguendo lungo la costa, il sentiero conduce a Santa Margherita, trasformandosi in una passeggiata dolce tra ville storiche e giardini. A settembre, quando il turismo cala, l’intero percorso restituisce un senso di autenticità e quiete che lo rende un’esperienza unica.
👉 Segui qui la traccia Wikiloc da Camogli a Santa Margherita Ligure: link al percorso
Sulle orme del Conero: un promontorio tra roccia e leggenda
Il Monte Conero si erge a 572 metri sul livello del mare, unico rilievo che interrompe la lunga linea sabbiosa dell’Adriatico. Il Parco del Conero offre una rete di oltre 20 sentieri numerati. Quelli che conducono alla Spiaggia delle Due Sorelle sono i più celebri, ma anche i più impegnativi: la discesa dal Passo del Lupo, lungo il sentiero 302, richiede passo sicuro, con un tempo medio di 2 ore a scendere e quasi 3 per risalire.
Il percorso inizia tra boschi di lecci e corbezzoli, dove è possibile incontrare picchi, upupe e caprioli. Scendendo, la vegetazione si dirada e appare il mare, con le due imponenti formazioni calcaree che danno il nome alla spiaggia. La leggenda delle monache pietrificate affascina i viandanti, ma il valore naturalistico del luogo è altrettanto straordinario: le acque trasparenti e la totale assenza di stabilimenti la rendono una delle ultime spiagge selvagge dell’Adriatico.
Accanto a questo itinerario iconico, esistono percorsi alternativi meno faticosi ma altrettanto suggestivi, come il sentiero 301 che conduce al Belvedere Nord, con panorami aperti verso le Marche settentrionali. A settembre, con l’aria più limpida, la vista si estende fino ai monti della Croazia.
👉 Qui la traccia Wikiloc per la Spiaggia delle Due Sorelle: link al percorso
L’Anello di Baratti: dove la storia etrusca incontra il Tirreno
Il Golfo di Baratti, in Maremma, è uno dei luoghi in cui natura e archeologia si fondono in modo perfetto. L’itinerario ad anello, lungo circa 9 km, richiede 3–4 ore di cammino con dislivello minimo ed è adatto a chiunque abbia un minimo di allenamento.
Dal parcheggio presso la spiaggia di Baratti si imbocca il sentiero che costeggia la costa fino alla Buca delle Fate, una suggestiva insenatura circondata da falesie. La leggenda vuole che qui vivessero sirene capaci di incantare i marinai con il loro canto. La vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea: lecci, sughere, ginestre e corbezzoli che in autunno tingono di rosso il paesaggio.
Il cammino prosegue verso Populonia, unico insediamento etrusco costruito sul mare, oggi borgo medievale fortificato. Qui si possono visitare le necropoli etrusche con tombe a tumulo e ipogei, veri e propri musei a cielo aperto. Il rientro verso Baratti avviene attraverso sentieri collinari che regalano vedute ampie sul Tirreno e, nelle giornate limpide, sulle isole dell’arcipelago toscano.
👉 Scopri qui la traccia Wikiloc dell’Anello del Golfo di Baratti: link al percorso
Al Picco di Circe: tra mito, storia e panorami infiniti
Il Promontorio del Circeo è l’unico rilievo che emerge dalla costa laziale tra Anzio e Gaeta. Salire al Picco di Circe significa affrontare un percorso di circa 6 km A/R con un dislivello di 500 metri e un tempo medio di 3–4 ore. La partenza classica è da Torre Paola, attraversando le dune costiere che proteggono il Lago di Paola.
Il sentiero sale ripido tra rocce calcaree e boschi di leccio, con tratti che richiedono passo sicuro. Lungo il cammino è possibile osservare orchidee selvatiche, ginestroni e, con un po’ di fortuna, daini o cinghiali. Salendo si aprono panorami spettacolari sulle Isole Pontine e sulla pianura pontina con i suoi laghi costieri.
In vetta, a 541 metri, il panorama a 360° spazia dal promontorio del Gargano fino al Vesuvio nelle giornate più terse. Secondo il mito, qui viveva la maga Circe che trasformò i compagni di Ulisse in animali. Scendere al tramonto, con la luce dorata che avvolge le rocce, è un’esperienza che unisce natura, mito e suggestione.
👉 Qui la traccia Wikiloc per il Picco di Circe sul Promontorio del Circeo: link al percorso
La Baia di Goloritzé: un gioiello selvaggio in Sardegna
La Sardegna orientale custodisce uno dei sentieri più affascinanti d’Italia: quello che conduce alla Cala Goloritzé, nel territorio di Baunei. Dichiarata monumento naturale nel 1995, la spiaggia è accessibile solo a piedi o via mare.
Il percorso parte dal parcheggio di Su Porteddu, a quota 470 metri, e scende per circa 3,5 km con un dislivello di 500 metri. Il tempo medio è di 1h30 per scendere e 2h30 per risalire, per un totale di 4 ore. Il sentiero si snoda tra rocce calcaree, ginepri secolari e arbusti di corbezzolo.
L’arrivo alla cala è emozionante: ciottoli bianchi levigati dal mare, acque turchesi e due elementi iconici che la rendono unica: l’Aguglia, guglia calcarea alta 143 metri amata dagli arrampicatori, e un arco di roccia scolpito dal mare. A settembre la spiaggia non è più affollata, e il silenzio restituisce la sua natura incontaminata.
👉 Qui la traccia Wikiloc per il sentiero verso Cala Goloritzé: link al percorso
Leggende e racconti sul mare
Ogni sentiero porta con sé leggende e racconti. Le creuze liguri sono cantate anche da Fabrizio De André come simbolo di vita quotidiana e memoria popolare. La leggenda delle Due Sorelle al Conero richiama motivi medievali di penitenza e miracolo. La Buca delle Fate di Baratti è ancora oggi luogo di racconti popolari sulle sirene. Il mito di Circe è uno dei più longevi dell’Odissea e ha fatto del promontorio un luogo di letteratura oltre che di natura. Cala Goloritzé, invece, è diventata un simbolo di tutela: negli anni ’90 il sentiero fu chiuso alle auto per preservarne l’integrità, trasformandola in modello di turismo sostenibile.
Un giorno ideale tra i sentieri costieri
Settembre è il mese che invita a rallentare e vivere il mare con un passo diverso. Una giornata ideale può cominciare con una salita mattutina, quando la luce è limpida e l’aria fresca: dal Picco di Circe o dal Belvedere del Conero la vista è sconfinata. A metà giornata, una sosta in un borgo costiero o in una spiaggia isolata permette di gustare prodotti locali e riposare lo sguardo sul mare. Il pomeriggio è il momento per un percorso più dolce, come l’anello di Baratti, con il suo intreccio di natura e archeologia, o la passeggiata da Portofino a Santa Margherita. Il tramonto può chiudere la giornata a Goloritzé, quando le rocce si colorano d’oro e il mare si fa specchio di silenzi profondi.
In questo passaggio fra natura, storia e mito, il cammino diventa un viaggio che attraversa livelli diversi: il paesaggio concreto, la memoria collettiva, l’interiorità dell’escursionista. Un invito a respirare un tempo nuovo, che solo i sentieri a picco sul mare sanno regalare.
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